In trent’anni di consulenza alle imprese familiari, ho visto centinaia di passaggi generazionali. Alcuni sono stati successi straordinari, altri autentici disastri. E vi assicuro: la differenza non sta nella fortuna, ma nella consapevolezza con cui si affronta il processo.
L’errore che quasi tutti commettono
Molti imprenditori mi contattano quando è ormai tardi. Ma la verità è che il passaggio generazionale inizia molto prima di quanto pensiate: idealmente, dalla nascita dei vostri figli.
Non fraintendetemi: non sto dicendo che dovete crescere i vostri bambini “programmandoli” per prendere in mano l’azienda. Anzi, è proprio questo l’errore più comune e più pericoloso.
Ho visto troppi genitori costruire aspettative granitiche sul futuro dei figli, investendo anni ed energie per creare “la soluzione perfetta che funzionerà per tutti a medio-lungo termine”. Il problema? Quella soluzione è stata pensata senza il diretto interessato, per anni escluso da qualsiasi coinvolgimento reale.
I figli non sono pedine su una scacchiera
Permettetemi di essere diretto: questo approccio funziona raramente.
I vostri figli devono conoscere il mondo reale, confrontarsi con altre realtà, sbagliare, crescere. Devono sviluppare le proprie competenze e, soprattutto, devono poter scegliere liberamente.
Il passaggio generazionale ideale non è quello che voi avete pianificato a tavolino. È quello che nasce dall’incontro tra:
- Le vostre aspettative (realistiche, non fantasie)
- Le predisposizioni naturali dei vostri eredi
- Le competenze che hanno realmente acquisito
- Il valore e la visione che voi avete costruito
Quando questi elementi si allineano, il passaggio è naturale, fluido, vincente.
E quando il match non c’è?
Ecco la domanda che molti evitano di porsi fino all’ultimo: cosa fare quando è già evidente che i figli non sono interessati, non sono adatti, o semplicemente vogliono fare altro?
Alcuni segnali sono chiari fin da subito: vostro figlio sogna di fare il musicista, vostra figlia vuole lavorare all’estero, i ragazzi mostrano zero interesse per l’azienda. Eppure, quanti imprenditori continuano a negare l’evidenza, sperando in un miracoloso cambio di rotta?
Le alternative esistono (e non sono un fallimento)
Quando la successione familiare non è praticabile, ci sono altre strade altrettanto dignitose e, spesso, più efficaci:
Il Management Buy-Out (MBO)
I vostri collaboratori storici, quelli che conoscono ogni ingranaggio dell’azienda, possono essere i successori ideali. Hanno le competenze, la motivazione e, soprattutto, la passione per ciò che fate.
La cessione strategica
Vendere a un acquirente esterno, scelto con cura e per tempo, può garantire la continuità aziendale e massimizzare il valore del vostro lavoro di una vita. L’importante è non trovarsi costretti a vendere in fretta, sotto pressione.
La chiave? Pianificare con anticipo e senza preconcetti.
Il mio ruolo (e quello dei professionisti che vi affiancano)
Come esperto di passaggi generazionali, il mio compito non è dirvi cosa dovete fare. È aiutarvi a vedere con chiarezza le opzioni, ad affrontare le conversazioni difficili, a prendere decisioni basate sui fatti e non sulle emozioni.
I commercialisti dello studio con cui collaboro condividono questa filosofia: tutelare il Cliente significa accompagnarlo in ogni scenario possibile, anche quelli che inizialmente non aveva preso in considerazione.
Ne parliamo insieme
Se avete dubbi, situazioni specifiche da discutere, o semplicemente volete capire se state andando nella direzione giusta, richiedete una consulenza gratuita.
Il passaggio generazionale non è un obbligo. È una scelta. E come ogni scelta importante, va fatta con consapevolezza.
Massimo Scalatelli